Si tratta di un racconto autobiografico, che mette a nudo la tragedia familiare dell'autore e insieme dà conto della realtà libica, passata e recente, della situazione geopolitica, con le manovre egiziane e quelle della Gran Bretagna di Blair, risalendo nella storia fino alla violenta occupazione italiana.
Dubravka Ugresić racconta la condizione di chi è straniero e in Jugoslavia e in Olanda. L'esilio di chi viene dalla ex Jugoslavia è particolare, che sia voluto, scelto o coatto, ha un peso in più rispetto all'esilio di altri, è ancora peggio del senso di sradicamento, nostalgia, solitudine che chiunque prova lontano dalla terra in cui è nato. Per chi viene da un mondo che si è dissolto in una guerra fratricida c'è, in aggiunta, la difficoltà e il dolore di ricostruire una identità andata in pezzi già nel suo paese, frantumata, a partire dalla lingua stessa, violentata e scissa.
Dice bene la biografia di Veličković che si legge nella quarta di Balkan pin-up: «Una delle voci più coraggiose dell’élite intellettuale serba».
Quello che si narra non è un prodotto della fantasia e nemmeno una semplice indagine giornalistica.
Dalla presentazione della curatrice, Roberta Yasmine Catalano: "Scoprire il manoscritto di Valeria Degl’Innocenti è stata un’incredibile avventura, è stato il mio viaggio attraverso il suo. È accaduto per caso, così, come quasi sempre avviene per le cose speciali.
Baba Dunja è tornata a casa. Le radiazioni nucleari non le hanno impedito di rimettere piede per prima nel paese natio (a due passi da Chernobyl). Qui, insieme a poche anime che si sono via via aggiunte, si tenta di ricominciare a vivere. Perché la vita è ancora bella, nonostante l’età e nonostante intorno ci siano frutti di bosco dalle forme strane, uccelli particolarmente chiassosi, ragni che tessono instancabili le loro tele e persino lo spirito di qualche morto che si affaccia in strada per una chiacchierata.
Questo romanzo breve («svelto», secondo la definizione dell’autore), scritto nel 1952, narra una storia d’amore e miseria che si svolge in un momento tragico, e poco noto, della storia d’Europa. Immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, più di dieci milioni di tedeschi vennero espulsi dalle zone a est dell’Oder, passate alla Polonia e alla Cecoslovacchia. Ammassati verso il Reno e costretti a reinsediarsi presso compatrioti tutt’altro che fraterni, dovettero attraversare regioni devastate dalla guerra, affrontando la fame, l’odio e le difficoltà politiche dell’epoca.
Nel 2011 Kader Abdolah ha ricevuto una richiesta non comune per uno scrittore di origine straniera: scrivere il libro che i librai olandesi offrono in omaggio nel corso della Settimana del Libro nederlandese, il boekenweekgeschenk. Scrivere quello che viene chiamato "il libricino" è un onore riservato a scrittori affermati ed è quindi un riconoscimento importante.
Un mattino l’autore-protagonista viene svegliato dalla telefonata di un’amica che temeva fosse morto: ha infatti sentito la notizia che un giovane col suo stesso nome è stato ucciso nella città di Duma. È il pretesto per indagare da vicino la tragedia della Siria, dal momento delle rivolte del 2011 contro il regime di Bashar al Assad fino ai nostri giorni.
Il protagonista è un ragazzo autistico che ama smontare e rimontare gli oggetti, in un angolo tutto per lui che si è creato nel negozio dell'usato in cui lavora la madre. La sua vita cambia completamente quando scopre un vecchio violino rotto e la musica che se ne otteneva.